ECCESSIVA ONEROSITA’ SOPRAVVENUTA AI TEMPI DEL COVID19 (1467 c.c.)

La situazione di emergenza che stiamo vivendo, che si protrae ormai da diverse settimane e che presumibilmente durerà ancora a lungo, ha portato i giuristi a riscoprire il concetto di: eccessiva onerosità sopravvenuta nei contratti a prestazioni corrispettive.

Gli avvocati, i giudici sanno bene come questo principio sia stato applicato poco ed in casi molto gravi, nessuno avrebbe pensato che un giorno sarebbe diventato argomento di discussione quotidiano.

La norma che si occupa dell’eccessiva onerosità sopravvenuta è l’art. 1467 c.c. e recita “Nei contratti a esecuzione continuata o periodica, ovvero ad esecuzione differita, se la prestazione di una delle parti è divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari ed imprevedibili, la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto (…) La parte contro la quale è domandata la risoluzione può evitarla offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto”

Questa norma, scritta nel 1942, è oggi più attuale che mai, ma esattamente cosa significa?

La norma si applica ai contratti che prevedono un corrispettivo periodico, oppure l’adempimento di una parte in un tempo diverso rispetto all’altra.

A differenza dell’impossibilità sopravvenuta, il 1456 c.c. non richiede che l’adempimento sia divenuto impossibile, ma eccessivamente gravoso.

Quasi tutti oggi siamo nella condizione di non riuscire a “pagare tutti”, ciò significa che ipoteticamente siamo in grado di adempiere alla singola prestazione, tutte insieme, però, non riusciamo.

Come valutare quale prestazione sia diventata impossibile? In caso di contestazione il nostro creditore ci potrebbe dire “perché era impossibile pagare il noleggio dei macchinari, ma non era impossibile pagare il canone di locazione?” e da un punto di vista strettamente giuridico potrebbe anche avere ragione. Entrambe sono obbligazioni pecuniarie, entrambe potevano essere soddisfatte… singolarmente.

Ecco che quella che si può invocare è l’eccessiva onerosità.

Cosa si può fare quando una prestazione diventa eccessivamente onerosa? l’unica soluzione è la risoluzione del contratto, quindi prima di invocarla è necessario valutare con rigore se imprenditorialmente sia la scelta più opportuna.

Faccio un esempio, nel caso di contratto di locazione, la risoluzione del contratto significherebbe il rilascio immediato dei locali, che spesso sono arredati, con attrezzature, oltre a non averne la disponibilità nel momento in cui si potrà riaprire.

Più facile è il caso di noleggio di macchinari, in questo caso si potrebbe decidere di fare un sacrificio e rinunciare ad un determinato servizio o prodotto pur di ridurre temporaneamente le uscite e valutare di riprenderle successivamente.

Diverso il discorso dei leasing, perché essendo stata prevista dal Decreto Cura Italia la possibilità di sospensione dei canoni, non esiste il problema di una prestazione a cui non si riesce a fare fronte. Eventualmente si potranno fare delle valutazioni al termine del periodo di sospensione.

L’ultima parte della norma aggiunge che la parte che riceve la richiesta di risoluzione, può proporre di ridurre la prestazione riconducendola ad una misura che la controparte possa sopportare. Cioè ci si viene incontro, si paga un po’ meno, però si mantiene in piedi il contratto.

Non è così facile come sembra, però, è necessaria una rigorosa analisi e la prova del fatto che l’evento ha determinato una sostanziale alterazione delle condizioni originariamente convenute tra le parti e la riconducibilità di tale alterazione a circostanze assolutamente imprevedibili.

Ciò significa che bisogna valutare caso per caso e contratto per contratto se l’eccessiva onerosità sia invocabile.

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