PA E MONETIZZAZIONE FERIE – FACCIAMO CHIAREZZA

Il divieto di monetizzazione non sempre trova applicazione. Tutelata la mancata fruizione per decesso, malattia, maternità ed aspettativa.

 

Il legislatore con la legge 95/2012 all’art. 5 ha introdotto il divieto di monetizzazione di ferie e permessi per il personale della pubblica amministrazione.

Il Dipartimento di Funzione pubblica ha già chiarito che tale disposizione non trova applicazione per i periodi di ferie maturati precedentemente alla sua entrata in vigore.

In realtà anche per i periodi successivi il divieto di monetizzazione delle ferie non è assoluto.

Prima di spiegare in quali casi la norma non trova applicazione è bene prima precisare quali sono le ragioni che hanno portato alla sua emanazione.

È noto che la norma è stata introdotta in un periodo storico in cui era necessario procedere a tagli drastici della spesa pubblica, non pagare le ferie ai dipendenti pubblici cessati è certamente un risparmio per le casse dello Stato.

A ciò si aggiunga che spesso la pratica di accumulare ferie era utilizzata quasi come fondo di accumulo che avrebbe poi fornito un piccolo o grande vantaggio economico a fine carriera.

Oltre a ciò in determinati settori, penso in particolare ai dirigenti medici, la carenza di organico e l’effettuazione di numerose ore di straordinario, poi recuperate, non rendevano possibile il godimento delle ferie maturate.

Entrambe le situazioni sono certamente in contrasto con l’intento della norma, ovvero quello di reprimere il ricorso incontrollato alla “monetizzazione” delle ferie non godute.

Sul punto il Dipartimento della Funzione Pubblica con nota n. 40033 del 08.10.2012 ha chiarito che il divieto di monetizzazione delle ferie non si applica nel caso in cui il rapporto di lavoro si concluda in modo anomalo, ad esempio: decesso, dispensa per inidoneità permanente o assoluta, ed ancora nei casi in cui il dipendente non ha potuto fruire delle ferie maturate a causa dell’assenza dal servizio nel periodo antecedente la cessazione del rapporto di lavoro per malattia, aspettativa a vario titolo, gravidanza.

Ed infine anche la Corte Costituzionale, nell’esaminare la norma ha ribadito che tale disposizione deve essere interpretata alla luce del dettato costituzionale, riprendendo pronunce della Corte di cassazione e del Consiglio di Stato, che riconoscono al lavoratore il diritto di beneficiare di un’indennità per le ferie non godute per causa a lui non imputabile.

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